Intervista esclusiva a
Corran Addison

di Paolo Santoné

Corran non ha bisogno di presentazioni, amato o odiato, osannato o disprezzato è comunque sempre al centro dell'attenzione ed è un protagonista indiscusso della "kayaking scene" internazionale.
Quando l'ho incontrato ai Teva extreme games 2004 in Val Sesia mi ha promesso un'intervista esclusiva, ed è stato di parola, rispondendo - sempre a modo suo certo - anche alle domande più scomode.

PBI: Corran la prima domanda è obbligatoria: perché hai lasciato Riot? visto che era la compagnia che avevi contribuito a creare e che senz'altro si è aggiudicata un grande mercato proprio grazie al tuo nome e alla tua partecipazione.

Corran: Riot fu fondata da me e da un tipo di nome Jeff Rives. I avevo le idee, le innovazioni, l'esperienza e la conoscenza del mercato e un nome conosciuto, e Jeff i soldi e un certo retroterra imprenditoriale che a me mancava. Era un connubio perfetto. Ma, per varie ragioni in cui non voglio entrare, Jeff aveva maggior interesse di me nella compagnia e progressivamente ha manovrato in modo da mettersi in una posizione di assoluto controllo. Dopodiché ogni innovazione o idea ha dovuto essere soggetta all'approvazione di Jeff e, come i fatti hanno dimostrato, le idee hanno cominciato ad essere sempre meno originali, sempre meno "mie".
A questo punto ho realizzato che erano venute meno le ragioni che mi avevano spinto a fondare Riot. Quindi era tempo di andarsene.
Non sto dicendo che il mio modo di fare le cose sia l'unico possibile, certamente. Ma la ragione per cui non lavoro per Dagger o Wave Sport è che voglio fare le cose a modo mio, in modo "speciale". Quindi quando non posso farlo, è ora di alzare le tende.

PBI: Cosa pensi succederà a Riot ora che non può più contare su di te? Riuscirà a mantenere l'attuale standard e l'attuale spazio sul mercato?

Corran: Riot può contare su ottimi atleti e professionisti. Persone come Yann Fillion, Ben Dargis ecc. hanno talento e volontà. La reputazione di paddlers come Steve Fisher e Arnd Shaeftlein parla da sola.
Forse loro avranno maggior successo nel portare avanti idee originali e innovative di quello che io ho avuto ultimamente; se questo accadrà allora la compagnia andrà bene. Solo il tempo potrà dirlo. Ma non è un problema comunque c'è un sacco di mercato per tutti, quindi gli auguro senz'altro la miglior fortuna.

PBI: Cosa ti aspetti dai tuoi nuovi partner italiani?

Corran: Diego e io siamo amici da molti anni. Mi è sempre piaciuta la sua attitudine sia verso il kayak sia verso gli affari. Inoltre più volte mi ha parlato del desiderio di Rainbow di entrare nel mercato americano e di raggiungere lo stesso livello delle migliori case, ma gli mancava un designer della mia esperienza e reputazione per rendere possibile tutto ciò.
Quando ho lasciato Riot ho contattato Diego e gli ho detto che ero libero. Lui ha colto al volo l'opportunità e mi ha assunto. Così non ho più parlato con nessun altro.
Inoltre l'Italia... l'Italia è "cool". Io, come la maggior parte della gente nel mondo, tengo in grande considerazione l'Italia e i prodotti italiani. Penso che sia il perfetto connubio... la reputazione dell'Italia e il mio nome.

PBI: DragoRossi si richiama alla Ferrari e alla tradizione del Made in Italy di lusso, non pensi che tutto ciò sia un po' in antitesi con il paddler life style? I canoisti non sono persone che alloggiano normalmente al Danieli e, di solito, guidano furgoni più o meno scassati, non macchine sportive...

Corran: Beh possiamo non avere i soldi per comprare una Ferrari, ma tutti amano essere associati con ciò che c'è di meglio.
Sei mai entrato in un negozio chiedendo al commesso di darti la seconda miglior scelta disponibile? Sicuramente no. Puoi entrare e dire: ho solo 200 dollari, quindi qual'è il miglior articolo che posso avere per questa cifra?
Inoltre, abbiamo fatto riferimento a nomi come Ferrari e Ducati e Armani ecc. perché rappresentano qualcosa di veramente speciale e unico nei loro rispettivi campi. Tutti loro producono qualcosa di veramente unico in un ambiente altrimenti dominato dai cloni.
Questo è quello che vogliamo fare con Dragorossi. Qualunque modello decideremo di produrre non vogliamo farlo finché non saremo sicuri di uscire con qualcosa di veramente speciale e unico in ogni categoria.
Così anche se i kayakers portano avanti il loro stile di vita, puoi vivere in quel modo e avere lo stesso il meglio che puoi ottenere con i tuoi soldi, e ottenerne anche il massimo divertimento possibile.

PBI: Inoltre a differenza che per gli articoli di lusso e le automobili gli italiani non hanno una grande reputazione all'estero come costruttori di canoe, finora il mercato è stato soprattutto interno e/o su prodotti economici; ritieni che sia sufficiente il tuo apporto per aspirare al successo con prodotti che si propongono al top come qualità ma anche come prezzo?

Corran: Certo anche la Fiat è italiana. Una macchinetta buona per un budget più modesto.
Ogni paese ha i suoi capolavori e la sua robaccia. Ma in generale l'Italia è conosciuta per essere diversa, unica, romantica, anche in ciò che produce. La funzionalità è la cosa più importante ma nessuno sa aggiungere stile come gli italiani. Vero o meno questa è l'opinione internazionale.
Inoltre quando ho visitato l'Eurotank, proprietaria del marchio Rainbow, ho visto una volontà comune di creare qualcosa di veramente speciale e unico, dal proprietario all'ultimo assunto. Hanno il miglior forno e impianto che si possa desiderare, hanno la volontà e le capacità per fare qualcosa di veramente speciale.
Tutto quello che serviva era il catalizzatore, e io sono stato il catalizzatore.

PBI: Tu hai il merito incontrastato di aver sempre innovato e sperimentato nuove soluzioni, alcune delle quali sono ormai adottate da tutti i costruttori e hanno influenzato anche l'evoluzione della tecnica.
Non tutte le innovazioni da te proposte però si sono dimostrate valide, alcune soluzioni non erano poi molto produttive e sono state successivamente abbandonate anche da te (penso ad esempio alle bozze sul fondo della Kix o ai gradini sul fondo della Showbitz e della 007 - ho avuto una Showbitz quindi so di cosa parlo...).
Nel campo dell'automobilismo le innovazioni vengono sperimentate a lungo prima di passare alla produzione di serie, nel campo del kayak non sempre è così... come può un possibile acquirente avere la ragionevole certezza di acquistare un prodotto innovativo senza rischiare di essere lui stesso lo sperimentatore di un'innovazione che magari si rivelerà controproducente?

Corran: Il problema spesso vien fuori quando fai una cosa e poi non la fai più, allora la gente pensa che non funzionava.
Ogni volta che disegni un nuovo kayak devi chiederti: che cosa voglio ottenere che non sia ancora stato realizzato? Così ogni kayak è concepito in funzione di un problema da risolvere.

Per esempio quando è uscita la 007 era 220 cm. La media dei kayak a quell'epoca era 250 cm. L'idea era che un kayak più corto fosse più facile di uno più lungo. Questo si è dimostrato vero. Ma dovevamo anche superare il primo esame a cui un paddler avrebbe sottoposto il kayak: se non fosse riuscito a prendere con la sua 007 un onda che prendeva con una X, allora non saremmo riusciti a vendere la barca.
Quindi sviluppammo gli "speed louvers" in coda per dargli velocità.
Quando la gente diventò più abituata a barche più lente potemmo abbandonare gli speed louvers per altre soluzioni che rispondevano meglio a quello che cercavamo di ottenere (come la Disco: nessuno speed louvers ma un sacco di potenzialità aeree.)

La Kix è uscita quando improvvisamente la gente voleva un kayak con il fondo piatto per qualunque cosa.
Bene, questo creò un problema maggiore per il boofing su grandi salti. Quindi furono sviluppati i "drop shox" che risolsero il problema. Ma infine la gente capì che il fondo piatto su una barca da creek non è una grande idea, e così la Big Gun ha una sezione centrale arrotondata e un grande rocker (curvatura longitudinale)... così i drop shox non erano più necessari. Ci sono infiniti esempi di questo genere.

La tua domanda dovrebbe essere girata cosi: perché altri produttori scoprono una o due nuove soluzioni tecniche e le applicano a qualunque kayak producano, indipendentemente che sia un kayak da creek, da gioco o da river runner?
Quello che su uno funziona non può essere applicato sull'altro e il problema che incontriamo oggi non sarà quello che avremo domani. Quindi devi costantemenente evolvere le tue idee e il tuo modo di pensare e non essere preoccupato di abbandonare le vecchie soluzioni, non importa quanto bene funzionassero, per altre nuove e migliori.

PBI: Un'altra domanda cattivella: tutti i produttori parlano bene dei loro prodotti, ci mancherebbe altro, tu però non ti limiti a questo ma spesso parli anche male di quelli degli altri... ho letto alcune tue reviews di canoe di altri produttori in cui sparavi a zero.
Non ti sembra che questo manchi un po' di fair play e possa farti considerare antipatico?

Corran: Nessuno vuole sentirsi dire che ha sbagliato. Nessun designer ha mai guardato la sua ultima creazione e detto "è tutto sbagliato", così quando qualcun'altro glielo dice è uno shock.
Allo stesso modo nessuno compra un kayak pensando che sia un chiodo, così quando arrivo io e dico che è un chiodo è come se stessi mettendo in discussione le sue capacità di giudizio. A nessuno fa piacere.

Talvolta la verità fa male. Il fatto è questo: non tutti i design sono buoni, ma qualcuno è semplicemente pessimo. Ora non significa che solo perché un design non è il mio tipo di design sia necessariamente cattivo, può essere ugualmente un ottimo design, ma il problema in realtà è che ci sono anche alcuni terribili design in giro, che non avrebbero dovuto essere prodotti.
Quello che mi differenzia dalla maggior parte della gente è la mia brutale onestà. Io dico esattamente quello che penso. Può non piacere quello che dico, ma mi si deve riconoscere che dico quello che penso e a volte succede che io tiri fuori quello che tutti gli altri già pensano ma nessuno ha il coraggio di dire.

Quello che cerco di non fare è di far apparire i miei kayak migliori criticando gli altri. Se un design è sbagliato, è sbagliato, e di solito non lo paragono ai miei modelli. Faccio dei paragoni laddove un design è accettabile, o anche molto buono, ma io penso che il mio sia migliore per questa o quella ragione. Allora faccio dei paragoni sullo stesso terreno.

PBI: So che stai lavorando a un c1 da play; cosa puoi dirmi in proposito?

Corran: Non sono pronto a parlare dei prodotti che Dragorossi farà uscire in futuro. Ma a ogni cosa che faremo applicheremo lo stesso principio: se non saremo in grado di tirar fuori un prodotto dal design innovativo, non lo faremo del tutto.

PBI: Ora che lavori con una compagnia italiana pensi di soggiornare per qualche periodo nel nostro paese? Ti trovi bene quì?

Corran: Mi piace molto l'Italia e sto trascorrendo un sacco di tempo in Italia, ma casa mia è a Montreal. E' li che vivo, almeno per ora.

PBI: Quì da noi il kayak e la canoa non sono sport molto popolari, cosa pensi che si dovrebbe fare per dargli un maggiore impulso.

Corran: Humm, non è facile. In America gira tutto intorno allo sport e allo svago, è parte della cultura. L'Italia non ha ancora questa cultura e non sono nemmeno sicuro che la si possa creare.
Certamente far arrivare il kayak nelle principali TV, giornali e riviste è il primo passo.
La gente non va nei siti web di kayak per conoscere lo sport, siamo noi che dobbiamo portare il nostro sport da loro.

PBI: Cosa ne pensi della situazione del rodeo in Italia, sembra che il movimento, che era partito abbastanza bene, si stia esaurendo, le persone stanno perdendo l'interesse, forse anche perché il divario tra i big e i paddler della domenica è diventato immenso, che ne pensi?

Corran: Sicuramente il rodeo ha perso il suo slancio. Ma il freestyle è troppo divertente per essere abbandonato. Lanciarsi in grandi loop in un buco è semplicemente troppo divertente.

PBI: C'è qualche paddler italiano che ammiri e che vorresti nel team DragoRossi?

Corran: Diego Zanga è il responsabile della formazione del Team, quindi queste sono decisioni che prenderà lui.

PBI: Perché avete chiamato la creek Mafia? In italia questo nome non è per niente romantico o "cool", ma ricorda racket, sfruttamento della prostituzione, omicidi di bambini ecc...; alcuni paddler italiani si sono già lamentati per la scelta di questo nome, cosa rispondi loro?

Corran: Io credo che prendiate la cosa troppo seriamente. Questo è solo kayak non politica. Lasciateci scherzare un po' senza prenderci troppo sul serio.

PBI: Guardando le preproduzioni di Mafia e Fish mi pare di notare una certa somiglianza con due tue precedenti creazioni: la Big Gun e la Air. Puoi illustrare quali sono le principali differenze e innovazioni dei rispettivi modelli.

Corran: Non c'è quasi nulla di simile tra i nuovi kayak Dragorossi e i miei precedenti modelli. Naturalmente il designer è lo stesso, e il mio concetto di come l'acqua si comporta con un oggetto che si muove attraverso di essa, e come ottenere determinati risultati, non cambiano, ma la via attraverso cui raggiungere gli stessi obiettivi è differente ogni volta.
Per esempio metti di fianco Corsica S, Gravity, Big Gun e Mafia e puoi vedere che è la stessa persona che li ha disegnati, ma tutti si comportano in modo diverso perché nel design il più piccolo cambiamento porta a enormi differenze nelle performance.
Ma in sintesi, mi piaceva molto il comportamento della Big Gun, ma aveva anche qualche serio problema (che abbiamo scoperto nel tempo attraverso l'uso). Il Mafia ha preso le caratteristiche che preferivo della Big Gun e della Sniper, e anche qualcosa dalla Salto, dalla Nomad e dalla Micro, la fusione di un po' di tutte queste con qualche nuova idea che ho avuto è ciò che ha dato origine al Mafia.
Fondamentalmente un kayak veramente facile, veloce nelle virate, affidabile, che si fa strada sopra e attraverso ogni difficoltà.

Mentre per la Fish volevo il feeling di una vera macchina da corsa. Non una pigra station wagon, come mi sembra che siano diventati gli ultimi kayak da rodeo. Far rimbalzare la barca per gli aerial sembra che sia diventato l'unico obiettivo dei designer... come far si che il kayak rimbalzi meglio, e tralasciano tutto il resto per quest'unico obiettivo. Come cinque anni fa, quando i designers non si preoccupavano di niente altro che di produrre kayak che possero eseguire cartwheel in acqua piatta. Nessuno degli ultimi kayak ha anche doti di carving, accelerazione, scatto o velocità.
Ovviamente io volevo che la Fish volasse in aria altrettanto bene, ma non a spese di tutte le altre emozioni che si possono avere. Così ho studiato molto il design delle tavole da surf, cosa funziona meglio e come, cosa differenzia lo stile di una tavola da un'altra, quindi ho sintetizzato tutto ciò insieme ai miei 15 anni di esperienza in una direzione totalmente nuova.
Il risultato è un kayak che ha più rocker di ogni altro modello sul mercato ed è più veloce e carva meglio, con più scatto. Un kayak che può volare in aria e fare rotazioni multiassiali sul onde e buchi, senza dover rinunciare alle sensazioni di scorrevolezza e scivolamento sull'acqua.
Tutte le macchine hanno un motore e 4 ruote. La Fish ha un pozzetto e un fondo piatto, ma quì finisce ogni paragone con gli altri kayak da freestyle.

PBI: Grazie Corran, alla prossima.

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